Non sono passati tanti giorni da quando ci siamo scambiati auguri. E abbiamo usato un linguaggio fatto di superlativi: ti auguro un anno pieno di successi, ti faccio mille auguri, spero che tu possa realizzare ogni tuo sogno, sono sicuro che i tuoi proponimenti diventeranno realtà, e così via. Ma poi la festa è finita, il tempo dato per uscire dalla realtà è terminato. Abbiamo di fronte la quotidianità, siamo rientrati nel mondo abituale. Come succede a settembre al ritorno delle vacanze, dove il confronto tra relax e la realtà si fa più acuto: una distanza incolmabile tra quello che ci siamo augurati e la vita di tutti giorni.

di Francesco Tulli Signor Pinocchio, quando ho chiesto di incontrarla non credevo di trovarla così alterato. Cosa le succede? Mi sento utilizzato, sfruttato. Il mio riconoscimento non è dato dalla mia identità di burattino, non è determinato dal mio nome, ma dalla funzione che svolgo. Io vengo usato in diversi contesti: familiare, terapeutico, formativo. Si è persa la mia autenticità e sono citato per quello a cui servo e non per la...